Il Palazzo di Re Enzo

Costruito nel 1245 nella Piazza Maggiore di Bologna quale ampliamento degli edifici comunali del Palazzo del Podestà (da qui l’antico nome di Palatium Novum), divenne, nel 1248, dimora del figlio dell’imperatore Federico II di Svevia, Re Enzo appunto.

Re Enzo era stato fatto prigioniero nel corso della battaglia di Fossalta e tenuto inizialmente recluso nel castello di Angola, nell’Emilia, per poi essere trasferito a Bologna, dove rimase fino al 1272, quando, ancora segregato nel castello, vi morì.

La realtà storica sulla vita di Re Enzo si mescola, come spesso accade, alla leggenda: dal testamento del celebre detenuto risulta infatti che egli riconoscesse tre figlie naturali (avute da una delle donne che gli era concesso di ricevere), ma tradizione vuole che da Enzo sia nato un quarto figlio, Bentivoglio, capostipite dell’omonima casata.

Da un punto di vista architettonico, il palazzo non differiva troppo da come si presenta oggi (anche se nel XV secolo la facciata romana venne sostituita con una di stampo rinascimentale e, nel 2003, ha subito un’opera di restauro conservativo): imponente, con un portico a volte (sotto il quale ponevano le proprie botteghe commercianti, fruttivendoli, artigiani e, poco distante, notai) e una grande torre campanaria, detta “dell’arengo” poiché serviva a chiamare a raccolta i cittadini in caso di eventi fuori dall’ordinario.

La Torre dell’Arengo è sostenuta da quattro pilastri angolari che formano una volta a crociera detta “Voltone del Podestà”: qui, nel 1525, furono sistemate le statue dei quattro patroni della città (S. Petronio, S. Procolo, S. Domenico e S. Francesco) realizzate da Alfonso Lombardi.

L’interno del palazzo contiene, tra le stanze principali, la bella Sala del Trecento, realizzata nel 1336 da Antonio di Vincenzo ed utilizzata in seguito come Archivio Comunale.

Il pian terreno serviva per la custodia del Carroccio e delle macchine da guerra, mentre l’ammezzato conteneva gli uffici del pretore e la cappella (anni dopo fu trasformato nella sala dell’Archivio Notarile di Bologna).

Da qui, per mezzo di una scala coperta, si aveva accesso al Loggiato del primo piano, utilizzato per le sedute dei consigli popolari.

L’ultimo piano del palazzo fu completamente restaurato a fine Settecento, mentre, ad inizio Novecento, venne ricostituito l’aspetto gotico dell’edificio.

Un ingresso situato sulla destra del palazzo consente ancora oggi l’accesso alla cappella di Santa Maria dei Carcerati, luogo dove andavano a pregare i condannati a morte prima dell’esecuzione delle sentenze.

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